Bear hunting

Caccia all’orso

Erano passate tre settimane da quando la sua ragazza era stata mangiata da un orso e ancora non riusciva a parlarne senza scoppiare a ridere. 

La sua ragazza non era stata tanto mangiata, quanto piuttosto masticata, con morsi in alcune parti vitali, quindi dire mangiata assicurava che la gente capisse che la sua ragazza era morta, mentre dire masticata poteva creare confusione.

Lei e la sua ragazza avevano litigato poco prima che se ne andasse e le ultime cose che si erano dette erano state:

“Sono arrabbiata con te, ma ti amo ancora.”

e:

“Sono arrabbiata anche con te, ma voglio comunque che tu ti diverta.”

Poi, dopo che la sua ragazza si era caricata lo zaino in spalla e si era addentrata nel bosco, si era fermata sulla strada di casa per prendere quella marca di birra che alla sua ragazza non piaceva, si era sbronzata in pieno giorno e si era masturbata. E mentre si godeva la rilassante combinazione della sbronza appena accennata e del vibratore che faceva tutto il lavoro, pensando a quanto fosse più facile far godere solo sé stessa, la sua ragazza veniva sbranata da un orso che probabilmente non aveva nemmeno tanta fame. Se la famiglia non avesse optato per la cremazione, al funerale ci sarebbe stata una bara chiusa. Chiese alla madre della sua ragazza di poter avere un po’ delle sue ceneri, e la madre della sua ragazza le disse di non essere ridicola, che non avrebbe suddiviso i resti di sua figlia tra tutte le sue amiche. Più tardi, il fratello della sua ragazza passò con una piccola scatola di ceneri e le disse di non dirlo a sua madre. Lei gli chiese di scegliere qualcosa di sua sorella per ricordo. Ma quando lui le domandó quali cose fossero sue e quali di sua sorella, lei si guardò intorno e si rese conto di non riuscire a ricordare.

“Quella statuetta”, disse, “quella sulla mensola del camino. Era sua”.

E poi rise perché si trattava di un orso di legno che la sua ragazza aveva comprato per scherzo in un negozietto di souvenir sui monti Adirondack. Cercò di spiegare cosa ci fosse di tanto divertente, ma non riusciva a smettere di ridere. Il fratello della sua ragazza disse che sarebbe tornato più tardi, quando le fosse passato lo shock.

Mise le ceneri della sua ragazza sulla mensola del camino accanto all’orso. Pensò che sarebbe stato perfettamente simmetrico, se avesse potuto mettere le ceneri dell’orso dall’altra parte della mensola. L’orso che aveva mangiato la sua ragazza, non l’orso di legno. Fu quello che disse al fratello della sua ragazza quando lo vide la volta successiva.

“Dovremmo andare a caccia di orsi”, disse lei.

Lo disse ad alta voce perché era ubriaca e un tizio al bar le lanciò uno sguardo strano. Il fratello della sua ragazza disse che pensava che probabilmente era meglio se andava a dormire, anche se era ancora pomeriggio.

“Ucciderò quell’orso”, disse, finendo la sua birra. “Lo ucciderò, lo brucerò e poi metterò le sue ceneri sulla mensola e ci sputerò dentro ogni giorno”.

“È davvero estremo”, disse il fratello della sua ragazza.

“Io sono estrema”, disse, e poi tornò a casa.

La mattina dopo aveva i postumi della sbornia, tre messaggi dal fratello della sua ragazza e una notifica di spedizione per un tappeto di pelle d’orso. “Ho pensato”, così diceva il primo messaggio del fratello della sua ragazza, “che hai ragione, dovremmo uccidere quell’orso!!!”.

“Quello che avrei dovuto specificare è che ho bevuto, lol”, diceva il secondo messaggio del fratello della sua ragazza.

“Per favore non cercare di uccidere l’orso, ok?” diceva il terzo messaggio del fratello della sua ragazza.

Mi piaci di più quando sei ubriaco, gli rispose lei.

Ho solo paura delle conseguenze, rispose lui.

Pensò alle possibili conseguenze e stabilì che nessuna di queste la spaventava.

Il giorno dopo le arrivò il tappeto di pelle d’orso, lo stese sul pavimento e ci si sedette sopra, smontando e oliando il suo nuovo fucile .375 Ruger Hawkeye Alaskan. Non sapeva nulla di armi, ma il fucile .375 Ruger Hawkeye Alaskan era la prima arma che compariva cercando su Google “le migliori armi per la caccia agli orsi”. Non aveva mai cacciato prima.

Visto che non sapeva molto sugli attacchi degli orsi, lesse tutto quello che poteva a riguardo. Scoprì che gli orsi hanno olfatto e vista straordinari. Di solito attaccano solo quando spaventati o provocati. Sono molto facili da spaventare o provocare.

Imparò che in certi casi gli attacchi possono essere predatori. Gli attacchi predatori sono spesso preceduti dall’orso che insegue la vittima. Spargere oggetti per terra potrebbe distrarre l’orso abbastanza a lungo da permettere alla vittima di arrampicarsi su un albero, ma questa non è una garanzia di sopravvivenza.

Apprese che la prima strategia di difesa è sempre usare lo spray anti-orso, ma lo spray anti-orso non è una garanzia di sopravvivenza. Se lo spray non funziona e l’orso attacca per difendersi, si consiglia alla vittima di fingersi morta, di raggomitolarsi con braccia e gambe a guardia dei punti vulnerabili come collo, pancia e gola. Questa, ovviamente, non è una garanzia di sopravvivenza.

L’orso smette di stare sulla difensiva quando pensa di essere al sicuro, quindi se la vittima è fortunata, dopo che l’orso – ora rassicurato – si allontana, può distendersi e smettere di fingersi morta. Se è sfortunata, è morta.

A volte un attacco inizia come difensivo ma diventa predatorio. La vittima se ne accorge quando l’orso inizia a mangiarla. In un attacco predatorio, è meglio apparire il più grande possibile, urlare e reagire. Più l’orso diventa aggressivo, più aggressiva dovrebbe essere la vittima. La vittima dovrebbe lottare per la propria vita.

Se, proprio come la sua ragazza, la vittima viene uccisa dall’orso e l’orso non è particolarmente affamato o non ha niente di meglio da fare, allora l’orso occulta il corpo. Creare una scorta di cibo significa strappare un’ampia fascia di sterpaglie ed erba e ammucchiarla sul cadavere per proteggerlo dai saprofagi. Così l’orso può tornare più tardi e finire i resti. A volte, solo per assicurarsi che il suo cibo sia davvero al sicuro, l’orso ci schiaccia sopra un pisolino.

Immaginava la sua ragazza perseguitata da un orso. La immaginava urlante, nel tentativo di apparire grande (non sembrava mai grande), di sembrare intimidatoria (la sua voce diventava acuta e tremolante quando era arrabbiata), di lottare per la propria vita (odiava i conflitti). O forse l’orso era solo spaventato e aveva attaccato per difendersi, e allora la sua ragazza si è raggomitolata, proteggendo le sue zone più molli (ricordava quanto fosse soffice la nuca, quanto fosse liscia e morbida la sua pancia). E poi l’orso ha smesso di attaccare e ha iniziato a mangiarla, ma a quel punto la sua ragazza era sopraffatta dal dolore o sotto shock o aveva perso troppo sangue o forse un arto, e non riusciva a reagire. O forse si è trascinata fuori dalle fauci dell’orso e ha cercato di combattere, mirando al muso e agli occhi, ma lui l’ha acciuffata di nuovo, l’ha schiacciata col suo peso e ha continuato a mangiarla. E quando è morta, l’ha ricoperta con un mucchio di erba e foglie, si è sdraiato sopra di lei e si è addormentato.

Ricordava una volta in campeggio quando avevano ammucchiato delle foglie per fare un letto e avevano unito i loro sacchi a pelo con la cerniera, e lei si è rotolata sopra la sua ragazza, sopra tutte le sue parti più morbide, e si è addormentata. Era gelosa dell’orso, per essere stato l’ultimo ad addormentarsi sulle parti più morbide della sua ragazza. Visto che non aveva mai cacciato, lesse molto sulla caccia all’orso. Ciò che lesse non la faceva sembrare una cosa facile. Da ciò che aveva letto sembrava che forse era meglio lasciare in pace l’orso. Ciò che desiderava era far rimpiangere all’orso di non aver lasciato in pace la sua ragazza.

Quando aveva dubbi sul suo piano, si rincuorava leggendo elenchi di persone uccise dagli orsi:

  • Il figlio di Laird, un anno, 5 ottobre 1908, ucciso all’Elysian Grove Pleasure Park mentre viaggiava su un go-kart.
  • Joseph “Frenchy” Duret, 60 anni, 12 giugno 1922, attaccato e parzialmente mangiato prima di strisciare per un miglio e mezzo fino al suo ranch e morire.
  • Thomas Earl, 56 anni, 8 luglio 1932, ucciso allo zoo di Cleveland Brookside lo stesso giorno in cui veniva licenziato come guardiano dello zoo. 
  • John Macdonald, 70 anni, ottobre 1932 – i suoi resti mutilati furono trasportati in una capanna, ma l’orso entrò e li sbranò ancora.
  • Carl Herrick, 37 anni, 23 novembre 1943 – schiacciato a morte da un orso nero ferito.
  • Sam Adams, 45 anni, 27 ottobre 1958 – il suo corpo fu rinvenuto in tre parti.
  • Jay Reeves, 38 anni, 1° agosto 1974 – i suoi resti furono trovati per lo più all’interno dell’orso.
  • Alan Precup, 25 anni, settembre 1976 – il suo scheletro, una mano ed entrambi i piedi con gli stivali furono ritrovati nel suo campeggio.
  • Alison Muser, 5 anni, 1° luglio 1977 – uccisa mentre giocava in un ruscello con le sorelle.
  • Ernest Cohoe, 38 anni, 24 agosto 1980 – la faccia è stata morsa via mentre pescava.
  • Thomas Mutanen, 46 anni, 29 novembre 1983 – ucciso e trascinato per la città da un orso polare in migrazione.

Arrivata all’anno in cui era nata la sua ragazza, si sentiva generalmente abbastanza serena da andare al poligono di tiro. A volte gli uomini al poligono di tiro cercavano di parlarle. Lei raccontava loro che un orso aveva mangiato la sua ragazza e che avrebbe ucciso l’orso. Poi si metteva i paraorecchie in modo da non sentirli. La sua mira era eccellente, ma aveva ancora solo una vaga idea di come cacciare l’orso. Una sera, tornando dal poligono di tiro, si era seduta nuda sul tappeto di pelle d’orso, aveva bevuto del whisky e pensato all’orso. Aveva stabilito che il modo migliore per cacciare l’orso fosse conoscere i suoi pensieri, e il modo migliore per conoscere i suoi pensieri fosse fingere di essere l’orso. Allora si era avvolta nel tappeto di pelle d’orso, con le zampe penzoloni lungo le cosce e sulle spalle, il muso che le gravava sul viso, la coda che le pendeva sul culo. Si era esercitata a spaventarsi per una presenza inaspettata. Si era impegnata a comportarsi con irrequietezza: dondolava la testa, sbuffava e sbuffava, colpiva il terreno con le zampe, digrignava i denti. Aveva provato a caricare per poi fermarsi all’improvviso. Aveva preso una bambola che era della sua ragazza e si era cimentata nell’afferrarla per la testa, strappandole il cuoio capelluto con i denti. Le aveva morso il collo, la schiena e le cosce, la pancia morbida e la gola. Aveva infilato tutta la faccia in bocca e l’aveva scossa. Le aveva divelto gli arti dalle orbite. Aveva cominciato a mangiarla.

Aveva strappato un’ampia striscia di tappeto e ammucchiato i pezzetti di lanugine e tappeto sulla bambola mutilata. Aveva preso la scatola con le ceneri della sua ragazza dalla mensola del camino e si era rannicchiata in cima a quel nascondiglio, con i resti della sua ragazza a mo’ di cuscino sotto la guancia. Aveva cercato di dormire. Ma invece aveva pianto, e presto il coperchio della scatola si era inzuppato di lacrime, e la sua ragazza dentro la scatola era una pozza di melma cenerina.

Non era più gelosa dell’orso. Era lei l’orso. E avrebbe tenuto quei resti al sicuro dai saprofagi. Si era trascinata su tutte e quattro le zampe. Aveva scosso la testa ispida e annusato il suo nascondiglio. I resti erano ancora lì, al sicuro dove li aveva seppelliti. Ma potevano essere più al sicuro, al sicuro da tutto ciò che strisciava, annusava e rovistava.

Scostò con le zampe pezzi di tappeto e bambola e cartone inzuppato. Tirò fuori la sua ragazza dalla scatola con le sue zampe goffe, spinse il suo muso pesante nell’umidità, lasciò che il fango della sua ragazza le coprisse il viso e le labbra, si infilò l’ultimo pezzo di lei in bocca. Si girò lentamente in cerchio come un cane (il cane che avrebbero preso un giorno, il cane che la sua ragazza voleva, un cane grande come un orso, aveva detto). Sfregando la ghiaia tra i molari, si accasciò sul suo nascondiglio vuoto e si addormentò.

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